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Green Pass per andare a mensa. Una partenza disorganizzata che mortifica il personale. Il SIAM chiede correttivi.

16-08-2021

A seguito delle disposizioni impartite dallo Stato Maggiore della Difesa, discendenti da indicazioni governative, anche nelle mense di servizio militari è stato introdotto il divieto di ingresso per il personale sprovvisto di cosiddetto “Green Pass”. 

Questa decisione, assunta frettolosamente nel corso del weekend di ferragosto e stranamente coordinata tra tutti i comandanti dell'AM pur senza l'emanazione di una direttiva apposita, senza nemmeno un minimo confronto con le parti sociali, ha determinato una serie di disagi e disfunzioni al personale militare interessato, che non ha avuto neanche il tempo di potersi organizzare con tamponi e quant’altro. 

Senza entrare nel merito della nota polemica sulla reale efficacia della certificazione verde covid-19, c.d. green pass, a poche ore dalla conclusione del turno meridiano presso le mense militari, a noi preme essenzialmente evidenziare le problematiche che ci sono state segnalate dai nostri iscritti: 

-              Distribuzioni di “sacchetti” contenenti due panini imbottiti con salumi e frutta oppure due panini, tonno in scatola, mozzarella e frutta (ben lontano da quanto previsto dalla normativa in vigore che riportiamo nel link a lato pagina), in luogo del previsto “pasto caldo” (primo, secondo, contorno, acqua e frutta), senza tenere conto di possibili intolleranze alimentari degli interessati; 

-              Consumazione dei suddetti “sacchetti” presso gli uffici (su scrivanie o altri luoghi di fortuna); 

-              In talune mense (es. Sigonella) mancata distribuzione della spettanza di acqua (50 cl) ai colleghi recatisi singolarmente per il ritiro del sacchetto mentre, a coloro che si presentavano almeno in tre, consegna di un'unica bottiglia da 150 cl da suddividere successivamente tra gli stessi, in spregio alle norme per il contenimento del contagio; 

-              Presso alcuni Reparti (es. Resia) sono state predisposte delle aree transennate all’aperto con tavoli singoli dove i colleghi sprovvisti di “green pass” hanno potuto          consumare il pranzo approfittando della stagione calda mentre in altri Reparti (es. Istrana), dopo il ritiro dei sacchetti da un accesso secondario della mensa, la consumazione è stata prevista all’esterno del circolo unificato. Cosa accadrà con l’arrivo delle piogge e del freddo? 

Tutto ciò avviene, peraltro, mentre l’obbligo del Green Pass pare non sussista per il personale che gestisce le mense in argomento (come peraltro incredibilmente non vi è per ristoratori e baristi contrariamente agli avventori di tali esercizi) e diversamente da quanto ancora accade nelle mense aziendali e servizi di catering su base contrattuale che riguardano altri lavoratori pubblici e privati nonché nei ristoranti interni agli alberghi. 

L'aspetto paradossale è che la separazione tra vaccinati e non vaccinati avviene solo per la mezz'ora della pausa pranzo. Per il resto i colleghi condividono i medesimi ambienti di lavoro, i medesimi mezzi e, in taluni casi, i medesimi alloggi. 

Considerato che il green pass è entrato in vigore lo scorso 6 agosto, l’Amministrazione aveva tutto il tempo per pianificare seriamente la questione senza ricorrere ad espedienti di fortuna. 

Giova precisare che già esistono degli strumenti normativi per sopperire all’indisponibilità di un servizio di mensa obbligatoria. Ci riferiamo sia alla norma contrattuale che disciplina il buono pasto per il personale militare (art. 7, comma 1 D.P.R. 16 aprile 2009, n. 52) sia alla possibilità di rimodulare l’orario giornaliero di servizio senza far maturare il diritto al pasto, atteso che l'istituto della flessibilità dell'orario di servizio in questo periodo emergenziale è stato sin qui largamente utilizzato. 

Come SIAM riteniamo che la decisione di chiudere l’accesso alle mense obbligatorie di servizio al personale non in possesso di green pass stia creando, di fatto, una nuova categoria di personale: quella degli emarginati e discriminati. La vaccinazione, allo stato attuale, non è obbligatoria e pertanto introdurre un divieto che discrimina e mortifica dei servitori dello Stato non può rappresentare la migliore soluzione possibile. La tutela di tutto il personale militare, soprattutto in particolari e imprevedibili circostanze, deve rimanere una priorità assoluta per il vertice AM, a cui chiediamo coraggio nelle scelte nel rispetto della legalità.

Per questo abbiamo chiesto ai vertici dell'Amminstrazione Difesa e dell'Aeronautica Militare di intraprendere tutte le azioni necessarie a correggere questa situazione mortificante per tanti colleghi.

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