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Rientro in patria di militari AM. L'Aeronautica Militare ipocrita: predica bene e razzola male a spese del personale.

30-06-2021

Ci risiamo! Ancora una volta il SIAM è costretto a denunciare il pessimo ed indecoroso trattamento riservato ai nostri soci, tutti militari dell'Aeronautica, al rientro dai teatri operativi ed in particolare dal teatro Afghano.

Come già fatto presente in precedenti vertenze, persistono ancora nette ed inspiegabili disparità di trattamento rispetto ai militari delle altre forze armate.

Infatti, giunti in Italia con i medesimi voli a Fiumicino e Pisa dall'Afghanistan, i colleghi dell'Esercito sono stati sistemati in strutture alberghiere appositamente convenzionate con lo Stato Maggiore dell'Esercito per trascorrere il previsto periodo di quarantena, dotate di quei minimi comfort necessari a garantire una permanenza dignitosa (aria condizionata, frigorifero in camera, etc.). Di contro, i militari dell'Aeronautica, giunti a Fiumicino dopo molte ore di volo e soste, sono stati caricati su un autobus militare con destinazione Ghedi, in provincia di Brescia, per svolgere il periodo di isolamento (SICC). 

Già questo primo aspetto appare subito privo di senso logico ed evidenzia una grande lacuna organizzativa dell'Aeronautica poiché non vi è alcuna ragione per sottoporre ad ulteriori 600 km di viaggio il personale già provato da un lungo viaggio per una destinazione così lontana e priva degli standard minimi di decenza per ciò che concerne gli alloggi.

Ma vediamo nello specifico cosa sta accadendo in questo ore:

Durante il tragitto di circa 600km, durato quasi otto ore, l'autobus ha fatto sosta per ben tre volte negli autogrill autostradali per consentire ai colleghi, già stremati dal lungo viaggio di rientro, di espletare le esigenze fisiologica e rifocillarsi dal caldo, interrompendo di fatto quella “catena di isolamento” che li avrebbe dovuti tenere distanti dalla popolazione (che notoriamente frequenta gli autogrill) sia per evitare di contagiare o di essere a loro volta contagiati. Una parte dei bagagli personali ha viaggiato oltretutto separatamente al personale per via degli armamenti da trasportare che però sono stati stipati chissà dove a Pratica di Mare e quindi ora il personale militare non è provvisto del necessario per svolgere tutta la quarantena. Un disservizio inaudito!

Giunti a Ghedi, gli sono state assegnate delle camere singole ma con bagni e docce in comune, sprovviste di aria condizionata e pertanto decisamente "infuocate" , dato il forte caldo della stagione estiva. Oltretutto tali alloggi sono posizionati in testata pista, area notoriamente ed estremamente rumorosa per via dei decolli dei Tornado. Inoltre Ghedi non fornisce lavatrici e asciugatrici al personale, in viaggio da ore e ore e che deve permanere almeno 10 giorni!

Agli stessi, dopo alcune rimostranze, è stato concesso un solo litro d'acqua al giorno, "Come è umano lei" , verrebbe da dire, frase di fantozziana memoria ma ancora attuale.

Peggio è andata ai colleghi atterrati a Pisa con C130 dopo quasi un viaggio di 24 ore e scaricati anch'essi a Ghedi con un viaggio inspiegabile di ulteriori quattro ore di bus nelle medesime strutture.

Oltretutto, agli stessi colleghi non è stato comunicato nemmeno il tipo di trattamento economico per il periodo di isolamento anche se circolano voci insistenti sull'attribuzione dell'indennità di marcia, la qual cosa rende la situazione ancora più kafchiana.

Medesime situazioni vengono rappresentate da soci in isolamento a Guidonia e Pratica di Mare.

Il SIAM ritiene estremamente grave il trattamento riservato a questi militari specialmente dopo il servizio prestato, per conto dello Stato, in teatro operativo lontani mesi dalle proprie famiglie e affetti. 

Un sistema organizzativo che ormai pare faccia acqua da tutte le parti per mancanza di unicità di indirizzo anche con le altre forze armate, per mancanza di comunicazioni chiare e soprattutto per mancanza di adeguate risorse economiche da dedicare a questo periodo particolare dove sono richiesti sforzi extra al personale. 

L'Aeronautica militare vuole festeggiare le nozze con i fichi secchi e lo fa pretendendo di far pagare il conto al personale militare che deve subire tali indegni trattamenti.

Ci chiediamo come mai il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Generale Alberto Rosso permette che i suoi uomini vengano trattati in questo modo?

Come mai il Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale Vecciarelli, che ricordiamo veste anch'egli l'uniforme azzurra, tra l'altro presente in teatro afghano all'atto della chiusura del campo, e che ha pubblicamente elogiato il lavoro svolto dai militari, non interviene per ripristinare il medesimo trattamento tra tutti i militari impiegati nelle medesime situazioni?

Ancora una volta abbiamo scritto ai vertici militari e politici informandoli dell'accaduto e chiedendo di ripristinare immediatamente le condizioni di decenza che meritano i militari italiani. 

È troppo facile fare bei discorsi di elogi durante le cerimonie o le interviste TV per poi di fatto non fare nulla per migliorare la condizione di vita e di servizio del personale militare.

Troviamo questo modus operandi scandaloso e ipocrita soprattutto da parte di quei Generali e politici che tanto decantano un'Aeronautica 4.0 però mandando il proprio personale a prestare servizio in luoghi e alloggi fatiscenti!

Il SIAM non va in ferie e continuerà sempre a monitorare le condizioni di lavoro dei propri soci e a segnalare agli organi preposti tutte le manchevolezze riscontrate

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