"Avete ragione, ma non si fa": la Difesa ammette il caro carburante ma nega smart working e turni H24

📋 Punti Chiave

A fronte del caro carburante che penalizza pesantemente i bilanci delle famiglie dei militari pendolari, l'Amministrazione ha risposto alle proposte del SIAM ammettendo l’urgenza del problema ma rinviandone l'applicazione pratica.
Il SIAM aspetta risposte concrete e non burocratiche, sollecitando l'attivazione immediata dello smart working per i ruoli compatibili, la rimodulazione dei turni H24 e una flessibilità d'orario reale.

❌ Insufficiente

Caro carburante e pendolarismo

Gli spostamenti quotidiani casa-lavoro stanno erodendo drammaticamente i bilanci delle famiglie militari, incidendo soprattutto sui colleghi costretti a percorrere ogni giorno lunghi tragitti per raggiungere la sede di servizio.

❌ Insufficiente

Burocrazia e ritardi

L' Amministrazione ha impiegato oltre quattro mesi per replicare alla nota del SIAM, offrendo risposte formali che riconoscono la gravità dell'urgenza ma ne rinviano di fatto l'applicazione pratica.

⏳ In trattazione

Le proposte del SIAM

Chiediamo l'attivazione del lavoro agile per i ruoli amministrativi, una maggiore estensione delle turnazioni H24 e la sperimentazione per concentrare le trentasei ore lavorative in meno giorni.

ℹ️ Informazione

Cambiare l'esistente

Il SIAM sollecita lo Stato Maggiore della Difesa e dell'Aeronautica per introdurre lavoro agile e turni H24 contro il caro carburante. 

Flessibilità a parole, immobilismo nei fatti. Il SIAM aveva chiesto lavoro agile, turnazioni H24 e una rimodulazione della settimana lavorativa per fermare l'emorragia economica che il caro carburante infligge ai militari (clicca qui).


Dopo mesi di attesa, dai Vertici delle Amministrazioni arriva un formale "avete ragione", affiancato dal solito richiamo alle norme vigenti: il problema viene riconosciuto, ma di soluzioni concrete non c'è traccia.
Nello scorso mese di aprile avevamo scritto ai Vertici della Difesa ponendo una questione semplice, concreta e ormai insostenibile: l'impatto devastante del costo degli spostamenti casa-lavoro sul reddito delle famiglie del personale militare. Un peso intollerabile, in particolare per i colleghi che ogni giorno macinano decine o centinaia di chilometri per raggiungere il luogo di servizio.


Non ci eravamo limitati a denunciare il problema. Avevamo avanzato proposte.
Avevamo chiesto di valutare il ripristino del lavoro agile per tutte quelle attività che, per loro natura, possono essere svolte anche senza la presenza fisica continuativa in sede; una più ampia applicazione delle turnazioni H24 per i servizi che lo consentono; la sperimentazione, su base volontaria e compatibilmente con le esigenze operative, di modelli capaci di concentrare le 36 ore settimanali in un numero inferiore di giornate.


Proposte diverse tra loro, ma accomunate da un principio molto semplice: ridurre gli spostamenti senza ridurre il lavoro, senza compromettere l’efficienza dello strumento militare e, in molti casi, senza determinare maggiori costi per l’Amministrazione.


A distanza di ben quattro mesi l’Amministrazione ci ha finalmente risposto e... ci ha dato ragione!
Purtroppo però dobbiamo prendere atto che, tra il riconoscimento formale del problema messo nero su bianco nelle note ufficiali e la reale volontà di affrontarlo con risposte pratiche, la distanza resta abissale.
Il problema viene riconosciuto. La soluzione, però, viene rinviata.


Lo Stato Maggiore dell’ Aeronautica, rispondendo alla nostra proposta sulla diversa articolazione dell’orario settimanale, riconosce espressamente le «esigenze di tutela del personale nel contingente contesto socio-economico» e persino «l’urgenza di addivenire a una celere mitigazione della criticità rappresentata».


Parole che confermano, quindi, la fondatezza della questione che abbiamo sollevato.
Quando però si passa dalle premesse alle decisioni, la risposta cambia.
La sperimentazione presso unità organizzative pilota viene considerata non percorribile perché richiederebbe tempistiche ritenute incompatibili con l’urgenza e un preliminare confronto interforze. Successivamente si rinvia alle misure di flessibilità già contemplate dalla SMA-ORD-011.
Ed è proprio qui che nasce il nostro interrogativo.


Se il problema è urgente, se l’esigenza del personale è condivisa e se gli strumenti di flessibilità esistono già, quali iniziative concrete si intendono assumere affinché quegli strumenti vengano realmente utilizzati?


Perché limitarsi a ricordare che una possibilità esiste non significa renderla concretamente accessibile al personale. Non avevamo chiesto una ricognizione delle norme. Avevamo chiesto di utilizzare tutti gli spazi consentiti dalle norme per dare una risposta a un problema reale.
Ancora più emblematica è la risposta pervenuta dallo Stato Maggiore della Difesa.


Sul lavoro agile viene affermato che tale istituto, per il personale militare, «non trova fondamento regolamentare nell’ambito del comparto Sicurezza/Difesa».
Prendiamo atto della posizione.
Ma proprio questa formulazione lascia irrisolto il punto centrale da noi sollevato.

Non viene indicata una disposizione che vieti espressamente il lavoro agile per il personale militare. Viene invece rappresentata l’assenza, nell’attuale quadro del comparto, di uno specifico fondamento regolamentare.

Sono due concetti profondamente diversi.
E se il problema è l’assenza di una disciplina specifica, allora la domanda che poniamo è inevitabile: perché non lavorare per costruirla?
Il ruolo delle Amministrazioni e delle rappresentanze del personale non può ridursi alla fotografia dell’esistente. Di fronte a trasformazioni profonde del mondo del lavoro, all’aumento dei costi e alla necessità di rendere maggiormente attrattiva anche la professione militare, occorre interrogarsi su come innovare i modelli organizzativi laddove le caratteristiche dell’attività svolta lo consentano.

Nessuno ha mai immaginato lo smart working per un servizio operativo, una guardia, una linea volo o per attività che richiedano necessariamente la presenza fisica.

Ma nell'organizzazione della Difesa esistono anche numerose funzioni amministrative, di studio, programmazione e gestione documentale. Riteniamo quindi legittimo chiedere almeno l’apertura di una riflessione seria sulle attività che potrebbero essere compatibili con forme moderne di organizzazione del lavoro.
Rispondere semplicemente che oggi manca una specifica base regolamentare chiude il problema nell’esistente. Noi chiediamo invece di capire se esista la volontà di cambiare l’esistente.

Turnazioni H24: se lo strumento esiste, utilizziamolo

Anche sulla turnazione H24 la risposta dello Stato Maggiore della Difesa è estremamente sintetica: la materia, ci viene ricordato, è già disciplinata dalla direttiva SMA-ORD-011, edizione 2025.
E proprio questo, a nostro avviso, rafforza la nostra richiesta.

Se la disciplina esiste, non stiamo chiedendo di inventare un nuovo istituto.

Stiamo chiedendo di valutare concretamente dove possa essere applicato.
Il punto, dunque, non è stabilire se la turnazione H24 sia contemplata dalla normativa.

Il punto è capire se vi sia la volontà di utilizzarla maggiormente laddove rappresenti una soluzione organizzativamente sostenibile e vantaggiosa sia per l’Amministrazione sia per il personale.

Un’urgenza che, almeno nei tempi amministrativi, sembra però aver perso tale carattere: alla nostra nota del 7 aprile lo Stato Maggiore della Difesa ha risposto soltanto il 21 agosto, oltre quattro mesi dopo.
Il personale non ha bisogno soltanto di risposte formalmente corrette.
Le risposte ricevute hanno certamente una loro correttezza formale e amministrativa. Ma questo, per noi, non è sufficiente.


Quando abbiamo sollevato il problema del caro carburante e del crescente costo del pendolarismo non cercavamo una risposta burocratica. Cercavamo soluzioni.
Non possiamo continuare a riconoscere le difficoltà economiche del personale, condividere l’esigenza di tutelarlo e dichiarare l’urgenza degli interventi per poi fermarci davanti al primo ostacolo procedurale.
Se gli strumenti esistono, utilizziamoli. Se devono essere adattati, adattiamoli. Se manca una disciplina, costruiamola.


È questa la differenza tra amministrare l’esistente e affrontare realmente un problema.
Per questo non consideriamo chiusa la questione.
Continueremo a chiedere che vengano individuate, sede per sede e attività per attività, le possibilità concrete di ricorrere alle forme di flessibilità già consentite; che venga incentivata, dove possibile, una diversa organizzazione delle turnazioni; e che venga finalmente aperto un confronto serio sul lavoro agile per quelle attività militari che risultino effettivamente compatibili.


Perché davanti a un problema concreto non basta spiegare perché qualcosa non si può fare.
Occorre avere anche il coraggio di cercare ciò che, invece, si può fare.


⚖️ LE DIFFICOLTÀ ECONOMICHE DEI MILITARI NON SI SUPERANO CON I RINVII BUROCRATICI.
Se l’Amministrazione riconosce formalmente la gravità e l'urgenza dell’impatto del carovita sulle nostre tasche, allora ha l'obbligo di agire. Trincerarsi dietro l’assenza di norme per negare lo smart working amministrativo è una scelta comoda che ricade esclusivamente sui lavoratori. Il SIAM continuerà a pretendere l'attivazione di turni protetti e flessibilità oraria in ogni base della Forza Armata, per tutelare lo stipendio reale e la dignità del personale.
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