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VFP: PRECARI FIGLI DI UN DIO MINORE. IL SIAM CHIEDE RISPETTO E DIRITTI!

04-03-2022

Dal 1°gennaio 2005, dopo la sospensione del servizio militare di leva e l'abolizione del ruolo Volontari in Ferma Prefissata (VFB) e Volontari in Ferma Annuale (VFA), con l'emanazione della c.d. "legge Martino", è stato istituito il ruolo dei Volontari di Truppa in Ferma Prefissata di un anno (VFP1) e in Ferma quadriennale (VFP4).

L' Aeronautica Militare, come anche l'Esercito e la Marina, si avvale dei Volontari in Ferma Prefissata (e Raffermati), personale vincitore di concorso pubblico, formato e addestrato, per lo svolgimento delle più svariate attività lavorative: dalla difesa armata all'antincendio, dall'amministrazione all'informatica, al vettovagliamento, ecc.. Nonostante la professionalità e l'importanza del lavoro dei VFP1 e VFP4, il Ministero della Difesa ha emanato una serie di provvedimenti che nella sostanza legittimano un vero e proprio sfruttamento lavorativo degli stessi volontari. Al riguardo, a puro titolo esemplificativo, si riportano alcune delle più annose criticità:
Ai VFP1:
- non compete alcun Recupero Compensativo, ovvero al militare comandato a svolgere ore di lavoro in eccedenza rispetto all'orario di servizio previsto non viene riconosciuto nulla né a livello remunerativo né in termini di ore a recupero;
- vincitori di concorso VFP4: il riconoscimento di una decorrenza retroattiva all'ammissione alla ferma quadriennale non produce effetti ai fini della rideterminazione della misura del recupero attribuito per le ore di lavoro in eccedenza prestate, adducendosi, quale giustificazione, lo "status" di VFP1 posseduto nel periodo oggetto di contestazione;
Ai VFP4:
- è riconosciuto il Recupero Compensativo pari ad un terzo delle ore di attività di lavoro straordinario svolte per le mansioni della categoria di appartenenza (attività di ufficio, autista ecc.) ovvero, ogni tre ore di lavoro straordinario effettuato viene riconosciuta solo un'ora a recupero e non a pagamento;
- possono essere estesi i CFI e CFG solo a discrezione del Comandante e, comunque, nella misura del 70% di quanto spetta all'Aviere Capo in Servizio Permanente.
Sia ai VFP1 che ai VFP4 non è riconosciuta la tredicesima né il FESI e, inoltre, il periodo trascorso in ferma prefissata ai fini del TFS non è coperto da versamenti, teoricamente a carico del datore di lavoro. Ciò comporta che con l'immissione in servizio permanente gli anni lavorativi sono riscattabili solo a titolo oneroso a carico del militare. Inoltre, dopo anni al servizio dello Stato, non spetta nessuna indennità di disoccupazione a conclusione delle ferme e, per quanto attiene al ricollocamento nel mondo del lavoro, a differenza di quanto avviene per gli ex militari di altri Paesi, il nostro Ministero della Difesa non dà sovvenzioni ai datori di lavoro per incentivare la loro assunzione e svolge pochissimi corsi di riqualificazione professionale, limitandosi a riconoscere una riserva dei posti nei concorsi pubblici valida solo in caso di superamento delle prove concorsuali, previste dal bando, con il punteggio minimo di idoneità.

Il SIAM ritiene assurde, anacronistiche e assolutamente inaccettabili siffatte disposizioni che di fatto legalizzano lo sfruttamento lavorativo che l'istituzione militare perpetra da anni nei confronti dei suoi stessi dipendenti!

E, come se tutto ciò non bastasse, i vertici politici e militari stanno pensando di estendere tale forma di sfruttamento allungando le tempistiche del precariato. Infatti, se ad oggi per l'immissione nei ruoli dei Volontari in Servizio Permanente (VSP) è necessario avere svolto almeno un anno di servizio quale VFP1 e quattro anni di servizio come VFP4, per un totale di cinque anni con contratto a "tempo determinato"(senza contare le eventuali rafferme annuali dei VFP1 e biennali dei VFP4), in un prossimo futuro, secondo un progetto di legge in discussione alla Camera, il passaggio in SPE si potrà ottenere solo dopo (almeno) sei anni di ferme prefissate. In pratica, si sta proponendo di aumentare di un ulteriore anno il lavoro precario con una prima ferma di tre anni, denominata "Ferma Prefissata Iniziale", ed una successiva "Ferma Prefissata Triennale", sempre di tre anni. Siffatta soluzione costituirebbe un'assurdità ancor più inaccettabile se si tiene conto che lo Stato impone alle aziende private l'assunzione a tempo indeterminato dei propri dipendenti dopo massimo ventiquattro mesi lavorativi (o trentasei mesi, per i rapporti precedenti all'entrata in vigore del decreto Dignità), ma fa lavorare a "tempo determinato" per ben cinque anni (minimo) i suoi lavoratori con le stellette.


Il SIAM denuncia il trattamento discriminatorio e intollerabile riservato ai Volontari in Ferma Prefissata e chiede alle Istituzioni politiche e militari che vengano riconosciuti quanto prima i diritti a loro negati come militari, come lavoratori e come cittadini!

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