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CASSA DI PREVIDENZA: QUELLO CHE IL PRESIDENTE NON HA SCRITTO

06-02-2023

Il presidente delle casse, Gen. Taricco, scrive al personale per illustrare le novità sulle casse ufficiali, sottufficiali e graduati, ma non racconta gli aspetti negativi, che non sono pochi e neanche di poco conto.

Le casse, ricordiamo, sono un fondo previdenziale alimentato dai contributi degli iscritti e l'iscrizione avviene d'ufficio. In virtù di ciò, dopo un minimo di 6 anni e contestualmente al collocamento in pensione, il militare matura il diritto all' Indennità Supplementare.

Tale fondo è conveniente in quanto la quota di contribuzione mensile viene prelevata prima dell'assoggettamento all'aliquota IRPEF e l'indennità in fase di liquidazione non è soggetta a tassazione.
L'indennità, inoltre, viene calcolata sull'ultimo stipendio percepito, beneficiando quindi di tutti gli aumenti maturati nel corso degli anni, dovuti sia all'avanzamento di grado che ai rinnovi contrattuali.

A questo punto, però, è necessario fare una premessa fondamentale: le casse sono in grave sofferenza perché negli ultimi vent’anni il numero di arruolati è andato via via diminuendo e quello dei congedati, al contrario, è aumentato. Questo ha comportato che le contribuzioni dei primi sono sempre più diminuite, mentre le liquidazioni dei secondi sono incrementate. In altre parole: meno entrate e più uscite.
Chi ha amministrato nel corso degli anni si è limitato a gestire l’ordinario, incamerando le quote ed investendo in fondi più o meno sicuri - Banca Marche docet – e incamerando piccole quote di interesse per l’attività finanziaria legata ai prestiti erogati – in numero abbastanza ridotto anche in considerazione dei paletti imposti per la loro concessione.
In pratica, sono stati messi i soldi sotto il materasso.

Il risultato, ora che i nodi vengono al pettine, è che si rischia il default?

Il governo ha deciso di intervenire in maniera estremamente semplicistica per lo più aumentando le quote di contribuzione e lasciando inalterate quelle di liquidazione, nonché lasciando aperta la porta al procrastinamento della liquidazione del dovuto. Non esattamente un’operazione da Premio Nobel dell’economia.

Nello specifico, la legge di bilancio 2023, approvata alla fine dello scorso dicembre, porta con sé alcune modifiche alle norme che regolano il fondo previdenziale delle FF.AA tutt’altro che positive. Non appaiono chiare e condivisibili soprattutto alcune scelte che creano differenze di trattamento tra le diverse categorie e tra il personale delle diverse Forze Armate, decisioni peraltro operate senza alcun confronto con i sindacati su materie di loro specifica competenza.

La notizia più significativa è l’introduzione della cassa anche per i graduati, fino ad oggi esclusi. Anche per loro quindi, dal 1° gennaio 2023, è prevista l'iscrizione d'ufficio alla cassa previdenziale dedicata.
Ci lascia perplessi, però, la modalità di iscrizione obbligatoria, dato che mentre il resto dei ruoli all’atto dell’arruolamento era cosciente che l’iscrizione alla propria cassa faceva parte “del pacchetto”, così non è per i graduati che arruolati senza questa ritenuta previdenziale ora sono di fatto costretti ad aderirvi. Riteniamo che sia legittimo poter scegliere la forma previdenziale accessoria in totale autonomia, a maggior ragione considerando che la cassa è stata creata più di vent'anni dopo il riconoscimento della figura del militare di truppa quale professionista.

Tra le novità relative alle casse previdenziali, viene inoltre previsto l'ampliamento dei beneficiari dell'indennità a tutto il personale militare, iscritto da almeno sei anni, che cessa dal servizio; precedentemente era necessario essere collocati in pensione.

Cambiano poi le aliquote di contribuzione: fino al 31 dicembre 2022 (applicate all'80% dello stipendio), erano per tutti il 2%, ad eccezione degli ufficiali dell'Esercito e dei Carabinieri che contribuivano con il 4% (ma percepiscono un ulteriore Assegno Speciale) e i graduati, per i quali non era prevista un Fondo di Previdenza.

Precisiamo che nei cedolini stipendiali la voce Cassa (sottufficiali o ufficiali) compare con aliquota 1,6 su 100 (cioè 2% su 80% dello stipendio), un meccanismo contabile che non modifica l’importo finale.

Dal 2023 l'aliquota di ufficiali e sottufficiali A.M., passerà al 3% (sempre sull'80% dello stipendio).
Per i graduati il contributo obbligatorio al nuovo fondo sarà invece del 2%.
Le variazioni nei cedolini dovrebbero avvenire entro il primo semestre e sarà verosimile un conguaglio per le mensilità pregresse.

L'aliquota con cui sarà calcolata la liquidazione dell'Indennità Supplementare, una volta cessato il servizio per il personale AM, riane del 2% (sempre calcolato sull'80% dell'ultimo stipendio) , ma non sarà uguale per tutte le forze armate.

Di seguito una tabella esplicativa delle differenti aliquote per ruolo e forza armata.

Fondi Previdenziali art. 1913 C.O.M.

Contributo Obbligatorio al 2022

Indennità Supplementare periodi fino al 2022

Contributo Obbligatorio dal 2023

Indennità Supplementare periodi dal 2023

a) Ufficiali Esercito e Carabinieri

4,00%

2,00% + AS

3,00%

2,00%

b) Ufficiali Marina

2,00%

2,00%

3,00%

2,50%

c) Ufficiali Aeronautica

2,00%

2,00%

3,00%

2,00%

d) Sottufficiali Esercito e Carabinieri

2,00%

2,00%

3,00%

2,50%

e) Appuntati e Carabinieri

2,00%

2,00%

2,00%

3,00%

f) Sottufficiali Marina

2,00%

2,00%

3,00%

2,50%

g) Sottufficiali Aeronautica

2,00%

2,00%

3,00%

2,00%

G-bis) Graduati Esercito Marina e Aeronautica

 

 

2,00%

2,00%

Lascia perplessi che si passi da un regime per cui tanto si versava e tanto si incassava, ad uno per cui si versa di più, il 3 %, e si incassa di meno, il 2 %.

Non bastasse, saltano all'occhio le aliquote diverse in contribuzione e liquidazione tra le stesse categorie delle diverse Forze Armate, come nel caso della totalità dei graduati ai quali, rispetto ai parigrado Carabinieri è riconosciuta una percentuale minore dell’1%. Analogamente i sottufficiali dell'A.M. percepiranno un'aliquota inferiore ai colleghi delle altre Forze Armate dello 0,5%, come anche gli ufficiali rispetto ai colleghi della Marina. Ciò significa che, a parità di contribuzione, per i periodi di iscrizione dal 2023, un Graduato prenderà una indennità più bassa del 33% rispetto ai colleghi Appuntati, un Sottufficiale AM e un Ufficiale il 25% in meno,ad esempio, rispetto ai parigrado della Marina al momento della liquidazione dell'indennità.

È una scelta consapevole del legislatore oppure un grossolano errore?

Altra modifica apportata dalla legge di bilancio ai meccanismi delle Casse è la parificazione dei tempi di liquidazione dell'indennità, portando da un lato un peggioramento, seppur solo potenziale, delle condizioni per i sottufficiali, dall'altro un miglioramento per gli ufficiali:
dal 2023 i tempi di liquidazione infatti saranno per tutti 30 giorni dalla fine del servizio. Viene prevista, però, anche l’opportunità di autorizzare, con decreto del Ministro della Difesa, la dilazione del pagamento fino a 24 mesi.

Insomma il quadro generale non è per niente roseo. Le casse, come detto, non godono di buona salute e la soluzione trovata è quella di mettere le mani nelle tasche degli iscritti. Aumentando le quote e dilazionando la data di pagamento una volta in pensione.
Considerando che già il TFS viene pagato 2-3 anni dopo, molti contavano sulle casse per far fronte alle prime esigenze una volta in quiescenza. Ora anche questo potrebbe essere a rischio.

Come SIAM siamo convinti che i sindacati militari debbano poter svolgere un ruolo più attivo nella gestione delle casse, attraverso l’inserimento di propri rappresentanti nel consiglio di amministrazione. Questo certamente garantirebbe maggior trasparenza e i presupposti per avviare un confronto più ampio, con l’apporto di nuove idee necessarie ad una politica di risanamento.

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