SE SERVE UN SECONDO LAVORO, SIGNIFICA CHE LO STATO NON STA PAGANDO IL PRIMO

📋 Punti Chiave

Il SIAM richiama l'Articolo 36 della Costituzione per ribadire che la risposta all'impoverimento dei militari non può essere la spinta al "secondo lavoro" extraprofessionale nel tempo libero. Il doppio impiego non è welfare, ma una resa delle Istituzioni che calpesta il diritto irrinunciabile al riposo e alla sicurezza (D.Lgs. 81/08). Il SIAM si distingue sia da chi ha firmato contratti al ribasso sia da chi propone scorciatoie, e pretende stipendi base adeguati, indennità operative aggiornate e il pieno rispetto della dignità del personale in divisa.

❌ Insufficiente

Articolo 36 Costituzione

La Costituzione garantisce il diritto ad una retribuzione proporzionata e sufficiente per un'esistenza autonoma e dignitosa, unitamente al riposo irrinunciabile. Il SIAM chiede uno stipendio adeguato non la possibilità di svolgere un secondo lavoro.

❌ Insufficiente

La trappola del "secondo lavoro"

Incentivare il lavoro serale/extra dopo i turni di servizio significa certificare il fallimento dello Stato nel retribuire adeguatamente i propri servitori. Da "non c'è uno stipendio adeguato per quello che voi fate ogni giorno" a "chiediamo di poter fare anche un altro lavoro" è una strana parabola. 

ℹ️ Informazione

La posizione del SIAM

Il SIAM ha detto NO ai contratti al ribasso e rifiuta le scorciatoie: la risposta al carovita sono gli stipendi veri, non il sacrificio del tempo libero.

ℹ️ Informazione

Proposte e tutele reali

Il SIAM combatte per ottenere aumenti salariali strutturali, indennità operative modellate sui rischi reali e garanzie previdenziali certe per tutti.

La dignità del servizio militare non si svende al "doppio impiego". 

Perché la risposta all'impoverimento del personale non è il sacrificio del tempo libero, ma il rispetto della Costituzione e il giusto valore del lavoro in divisa.

💬 «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi»

(art. 36 Costituzione)

L'articolo 36 dice una cosa semplice e lo dice in maniera chiara: lo stipendio deve bastare. 
Non lo stipendio più un secondo impiego. 

Lo stipendio. 

Eppure oggi, davanti a un'inflazione che ha divorato il potere d'acquisto delle famiglie militari, qualcuno ha pensato di aver trovato la soluzione: liberalizzare il doppio lavoro, senza tetti di reddito e con il silenzio-assenso, e presentarlo come un "welfare a costo zero per lo Stato".

Il SIAM respinge questa proposta senza mezzi termini. Chi l'ha scritta non ha trovato una soluzione: ha firmato una resa. Ha accettato che lo stipendio non basti più e ha spostato il problema dallo Stato al singolo militare, dal tavolo contrattuale alle sue serate e ai suoi fine settimana. Un sindacato esiste per fare esattamente il contrario.

Il "costo zero" lo paghiamo noi!

"A costo zero per lo Stato" è l'espressione più onesta di tutta la proposta, perché rivela chi paga davvero: i militari, in ore di riposo, in salute, in tempo sottratto alle famiglie. E per chi indossa l'uniforme il riposo non è un fatto privato, è sicurezza. Il controllore di volo, il manutentore che firma l'efficienza di un velivolo, chi monta di guardia armato, il turnista H24: nessuno di loro può entrare in servizio reduce da un secondo turno. La Costituzione il riposo lo dichiara irrinunciabile.

Così non ci saranno mai stanziamenti maggiori!

C'è poi un effetto che i promotori fingono di non vedere. Se passa l'idea che il militare può arrangiarsi da solo, al prossimo rinnovo contrattuale il Governo avrà l'argomento perfetto per non stanziare nulla. La specificità militare, che la legge riconosce e che da anni chiediamo venga pagata, verrebbe barattata con un lasciapassare per cercare altrove ciò che lo Stato non dà. E a guadagnarci sarebbero in pochi: chi ha competenze spendibili e presta servizio in una grande città, non il turnista, non il manutentore di un aeroporto isolato, non chi può essere trasferito da un giorno all'altro.

Nessuna scorciatoia

Il SIAM ha detto un fermo no al rinnovo contrattuale 2025-2027, perché non potevamo firmare un accordo da circa 100 euro a fronte di una perdita reale del potere d'acquisto dell'8,09%. Oggi diciamo no a chi, dopo aver accettato quell' impoverimento, propone ai colleghi di recuperarlo lavorando la sera. Per noi non esistono soluzioni alternative ad una retribuzione unica e dignitosa. Esiste un solo percorso serio e costituzionale: pretendere aumenti reali sulla paga base, indennità operative adeguate, missioni pagate in tempi certi e l'avvio immediato della previdenza complementare, che il comparto attende da trent'anni.

Non svendere la tua divisa

Colleghi, la dignità di chi veste l'uniforme non si difende firmando accordi al ribasso, né suggerendo a chi ha appena smontato da un turno di cercarsi un secondo lavoro.
Il tuo tempo libero appartiene a te e alla tua famiglia; il tuo lavoro deve bastare a vivere con dignità.
Se sei già iscritto al SIAM, questa è la battaglia che stai sostenendo.
Se non lo sei ancora, chiediti chi sta davvero difendendo il valore del tuo servizio.
IL TUO LAVORO E IL TUO RIPOSO VALGONO. 


PRETENDI UNO STIPENDIO, NON UN SECONDO LAVORO. ISCRIVITI SUBITO AL SIAM.

SIAM FORTI INSIEME