Si è svolto in data 16 aprile 2026, presso il Dipartimento della Funzione Pubblica a Roma, l’incontro tecnico relativo alle procedure negoziali per il rinnovo del contratto del Comparto Difesa e Sicurezza. Un confronto che, ancora una volta, ha lasciato emergere un dato ormai impossibile da ignorare: non ci sono, ad oggi, segnali concreti di svolta e non ci sono risposte adeguate per il personale in uniforme.
Il SIAM, con una delegazione composta dal Presidente del Comitato Direttivo Nazionale Francesco Castrovilli, dai dirigenti nazionali Nicola Spina e Alessandro Bondi, ha espresso con assoluta chiarezza tutta la propria contrarietà rispetto a un’impostazione che continua a mortificare le legittime aspettative delle donne e degli uomini del Comparto.
Le risorse attualmente stanziate sono del tutto insufficienti. E non basta evocare l’obiettivo di circa 100 euro netti mensili per i gradi di base per pensare di chiudere la partita. Sarebbe, in ogni caso, una risposta debole, tardiva e largamente inadeguata di fronte all’erosione del potere d’acquisto prodotta dall’inflazione e aggravata da uno scenario geopolitico sempre più instabile. Ai lavoratori in divisa non serve una mancia. Serve un rinnovo vero, dignitoso, strutturale.
Il SIAM non è disposto ad avallare un contratto che si traduca in un semplice adeguamento formale, incapace di restituire valore alle retribuzioni e di dare finalmente riconoscimento concreto al servizio prestato ogni giorno dal personale della Difesa. Chi indossa l’uniforme non può essere chiamato a fare sempre di più, con responsabilità crescenti, rischi crescenti e tutele sempre troppo deboli.
Sul tavolo resta gravissima anche la questione della previdenza dedicata, rispetto alla quale continua a mancare qualsiasi prospettiva seria, certa e credibile. Si tratta di un profondo vuoto politico ancor prima che tecnico, ed è inaccettabile che si continui a rinviare un tema che riguarda il futuro di migliaia di servitori dello Stato.
Con la stessa fermezza, il SIAM ha ribadito la necessità di sbloccare immediatamente le agibilità sindacali. Non si può continuare a parlare di confronto e rappresentanza, mentre ai sindacati militari vengono ancora negate le condizioni minime per esercitare concretamente il proprio ruolo. Senza strumenti, senza garanzie e senza pari dignità, ogni richiamo al dialogo rischia di trasformarsi in pura facciata.
Altro nodo esplosivo è quello della polizza sanitaria . Anche su questo fronte il quadro resta fragile e profondamente penalizzante . I finanziamenti disponibili non hanno carattere strutturale e ciò espone il personale ad una condizione di incertezza permanente. A ciò si aggiunge una disparità di trattamento non più tollerabile rispetto ad altri comparti della Pubblica Amministrazione, dove le coperture sanitarie risultano ben più solide e adeguatamente finanziate. Non è accettabile che chi serve lo Stato in condizioni particolari venga trattato peggio di altri lavoratori pubblici proprio sul terreno della tutela della salute.
Il SIAM ha inoltre richiamato con forza l’Amministrazione e il Governo al rispetto degli impegni assunti a margine della sottoscrizione del precedente contratto. Su oltre 16 punti programmatici contenuti negli addendum, la stragrande maggioranza risulta ancora priva di attuazione. È un fatto politico grave! Perché quando agli impegni solenni non seguono i fatti, si incrina il rapporto di fiducia tra istituzioni e personale. E quando viene tradita la fiducia, non si può pensare di chiedere una firma al buio.
In aggiunta, sempre in relazione ai 16 punti dell’addendum sopra richiamati, è doveroso evidenziare un assordante, nonché imbarazzante, silenzio da parte dell’Amministrazione: sia lo Stato Maggiore Difesa che lo Stato Maggiore Aeronautica non hanno mai convocato la scrivente Organizzazione sindacale per discutere nel merito della piattaforma programmatica relativa al contratto 2025-2027, contrariamente a quanto posto in essere dallo Stato Maggiore Esercito che ha indetto un tavolo tecnico con tutte le sigle sindacali rappresentative dell’Esercito Italiano per giungere ad elaborare una proposta unitaria da sottoporre al vaglio del Governo.
Per queste ragioni, il SIAM lo afferma senza ambiguità: allo stato attuale non ci sono le condizioni per firmare. Ci riserviamo la facoltà di valutare in futuro se firmare o meno il contratto laddove vi fosse la volontà da parte del Governo di ridare dignità al personale militare.
Non sottoscriveremo alcun accordo che non porti aumenti veri, garanzie vere, diritti veri. Non firmeremo un testo che lascia irrisolti i nodi della previdenza, delle agibilità sindacali, della sanità e del recupero salariale. Non saremo complici di un’operazione di facciata sulle spalle del personale del Comparto Difesa e Sicurezza.
Le donne e gli uomini in uniforme meritano rispetto, serietà e scelte coraggiose. Il tempo delle promesse è finito. Ora servono risorse, atti concreti e risposte all’altezza del sacrificio quotidiano di chi serve il Paese.