DDL 2028: ACCOLTO INTEGRALMENTE L’EMENDAMENTO PRESENTATO DAL SIAM

Il SIAM non si è limitato a chiedere: ha studiato e ha proposto soluzioni normative concrete.

L'accoglimento integrale dell'emendamento 6.4 è la dimostrazione tangibile della nostra capacità sindacale di tutelare chi lavora ogni giorno: mentre altri parlano, il SIAM scrive le tutele per la tua sicurezza e le fa approvare. 

L'8 ottobre, in audizione davanti alla 3ª Commissione Affari esteri e difesa del Senato, non ci siamo limitati a dire che l'articolo 6 del DDL 2028 andava cancellato. Abbiamo lasciato agli atti anche un'alternativa: un testo già scritto, pronto per essere votato, per il caso in cui la norma non venisse eliminata. 

Pochi giorni fa la Commissione ha pubblicato gli emendamenti presentati. Al numero 6.4 c'è quel testo. Non un testo simile: lo stesso, dalla prima all'ultima parola. Gli emendamenti sono pubblici sul sito del Senato, le nostre osservazioni sono agli atti della Commissione. Chiunque può metterli uno accanto all'altro.

Cosa dice quel testo

Dice che le regole sulla sicurezza si adattano solo dove adattarle è davvero necessario: nei teatri di guerra e nelle emergenze in atto che l'autorità militare non può controllare stabilmente. Dice che poligoni, aeroporti, campi d'addestramento e basi restano luoghi di lavoro a tutti gli effetti, e così le attività di ordine pubblico. 

E dice che anche nei teatri più difficili qualcuno deve mettere i rischi nero su bianco prima di ogni attività pianificata, sentito il rappresentante per la sicurezza. Che sorveglianza sanitaria, primo soccorso e registrazione di infortuni, quasi incidenti ed esposizioni non si sospendono mai. Che le regole tecnico-militari si scrivono sentendo i sindacati. E che ogni anno il Ministro della difesa deve rendere conto al Parlamento degli infortuni e delle malattie professionali.

Le stesse richieste, da più parti

Il 6.4 non è l'unico segnale. Tra gli emendamenti presentati da senatori di gruppi diversi, di maggioranza e di opposizione, c'è chi chiede di sopprimere l'articolo 6, come abbiamo chiesto noi. C'è chi limita il regime speciale alle attività operative reali e conferma valutazione dei rischi e rappresentanti per la sicurezza per l'addestramento ordinario, la manutenzione e gli uffici. C'è chi garantisce comunque sorveglianza sanitaria, registrazione degli infortuni e tracciabilità delle esposizioni. C'è chi vuole che a decidere quali attività siano davvero «operative» sia un decreto scritto sentite le associazioni sindacali, e chi chiede una relazione annuale al Parlamento. 

Quello che l'8 ottobre sembrava una posizione di parte oggi è sul tavolo di tutta la Commissione.

Non solo sicurezza

Anche sugli altri punti le nostre critiche hanno trovato ascolto. Per l'indennità degli specialisti cyber, che il DDL affida a un decreto ministeriale, un emendamento propone di riportarla al tavolo negoziale con i sindacati; un altro chiede di proporzionare la ferma al livello di specializzazione e al costo della formazione. Sul fronte dei risarcimenti, più proposte chiedono assistenza legale per il personale e l'anticipo delle spese legali e medico-legali per il militare ferito in operazione: proprio il militare che il testo del Governo non nominava. 

Sulla copertura dei costi, il Servizio del Bilancio del Senato ha rilevato, come avevamo segnalato noi, che le somme stanziate non seguono l'andamento reale della spesa, pur ricordando che questo risponde a una prassi contabile. Per noi resta un punto concreto: quelle risorse in più possono finanziare la prevenzione degli infortuni.

Cosa manca ancora

Non tutto è stato raccolto. Nessun emendamento riconosce in busta paga le nuove responsabilità di chi pilota i droni, né riscrive nella legge il ruolo dell'Aeronautica nella sicurezza del loro volo. Manca un fondo dedicato alla prevenzione. Manca un riconoscimento per gli addetti alle emergenze, che non possono rifiutare l'incarico. E manca la garanzia che i rappresentanti per la sicurezza siano davvero quelli indicati dal personale. 

Su questi punti continueremo a insistere. 

Presentare un emendamento è il primo passo; far vincere le nostre idee in Commissione, in Aula e alla Camera sarà la sfida dei prossimi mesi. Ma una cosa è già certa: il SIAM ha tracciato la strada e dettato l'agenda del dibattito. Se oggi le nostre battaglie e i nostri testi tornano da più parti nelle proposte di diversi gruppi politici, significa una sola cosa: la nostra visione era quella giusta, prima ed è quella più forte adesso. Non è un caso se chiunque cerchi soluzioni concrete attinga al lavoro del SIAM. Le date e gli atti pubblici del Senato parlano chiaro e dicono chi guida e chi insegue. La strada è ancora lunga, ma l'avvio porta impresso il nostro marchio. E noi non faremo un solo passo indietro.

La forza di un testo scritto bene

Un sindacato pesa quando porta argomenti che reggono e proposte che si possono votare così come sono. 

È quello che il SIAM ha fatto: studiare il testo riga per riga e consegnare al Parlamento parole pronte per diventare legge. 

Lo abbiamo fatto per chi lavora su una linea volo, in un hangar, su un poligono. Ora che si passa al voto, serve che quella voce diventi più forte. Se non sei ancora iscritto, è il momento di farlo. 

Se oggi la tua delega è altrove, chiediti chi ha messo per iscritto, parola per parola, la tutela della tua sicurezza: passare al SIAM è semplice, e la tua sezione ti accompagnerà in ogni passaggio. 

Iscriviti al SIAM. Noi le tue tutele non le promettiamo: le scriviamo.