CONTRATTO DIFESA E SICUREZZA: UNA FIRMA FRETTOLOSA CHE LASCIA INDIETRO IL PERSONALE MILITARE

📋 Punti Chiave

Il SIAM svela la verità sul rinnovo contrattuale 2025-2027 del Comparto Difesa e Sicurezza: una firma frettolosa che lascia i militari indietro rispetto a tutti gli altri dipendenti pubblici. Mentre le sigle firmatarie si affannano a giustificare un accordo debole e privo di garanzie reali, il SIAM rivendica la propria scelta di dignità: non abbiamo firmato promesse future condizionate dalla benevolenza politica, ma abbiamo mantenuto l'impegno di difendere la dignità e il potere d'acquisto di chi indossa la divisa. 

❌ Insufficiente

Una fretta imperdonabile

Le sigle firmatarie hanno chiuso la trattativa troppo presto, rinunciando a utilizzare la forza della rappresentanza per ottenere miglioramenti reali ed escludendo la possibilità di strappare condizioni migliori. 

❌ Insufficiente

Solo promesse future

Chi ha firmato ha accettato un accordo economicamente insufficiente e normativamente vuoto, barattando risorse certe con vaghi impegni politici su indennità e previdenza dedicati. 

✅ Risultato ottenuto

Noi non firmiamo bluff

Il SIAM ha detto NO a un contratto al ribasso. Abbiamo preteso risposte concrete su indennità, previdenza, tutela legale e conciliazione familiare: non accettiamo risorse insufficienti per il nostro personale. 

ℹ️ Informazione

Non farti svendere

Chi ha ceduto sta cercando oggi di giustificare l'ingiustificabile davanti al personale. Non delegare la tua carriera e la tua famiglia a chi firma accordi al ribasso: riprenditi il tuo futuro con il SIAM. 

La sottoscrizione del contratto 2025-2027 del Comparto Difesa e Sicurezza non è stato, come invece presentata dalle organizzazioni firmatarie, un risultato positivo ed era comunque evitabile. La nostra tesi è ancor di più avvalorata da quanto si sta registrando negli altri comparti della Pubblica Amministrazione, dove le rappresentanze sindacali ottengono più risorse e condizioni migliori. Questo conferma in maniera lampante che quella firma è arrivata troppo presto e senza aver ottenuto tutte le risposte che il personale in divisa merita.

Il rinnovo si è fermato a un incremento del 6,14%, senza garantire un pieno recupero del potere d’acquisto e senza reperire risorse aggiuntive certe per riconoscere concretamente la specificità del personale militare.

Le questioni principali sono state rinviate. La previdenza dedicata è stata affidata all’ennesimo tavolo tecnico, le eventuali risorse aggiuntive sono state rimandate alla prossima legge di bilancio e anche gli interventi sulle indennità operative restano, allo stato, semplici impegni politici.

Non si tratta, quindi, di risultati acquisiti, ma di promesse future, condizionate alla disponibilità di risorse e alle successive decisioni del Governo.


UNA TRATTATIVA CHIUSA TROPPO PRESTO

Le sigle firmatarie non hanno voluto utilizzare il peso della rappresentanza per dar voce ai loro iscritti e impegnarsi per ottenere miglioramenti concreti prima della sottoscrizione definitiva.

Le sigle firmatarie hanno convintamente scelto di chiudere rapidamente la trattativa, hanno scelto di non esercitare alcuna pressione sul Governo e firmando hanno scelto di chiudere alla possibilità di mantenere aperto il confronto.

Nelle Forze Armate ben nove sigle non hanno firmato mentre solo cinque si sono assunte la responsabilità di chiudere la trattativa, risultato permesso solo dall’ appiattimento sulle posizioni delle organizzazioni sindacali del Comparto Sicurezza, dove però le Forze di Polizia usufruiscono di ben altre tutele e appendici contrattuali. 

Per il SIAM questo contratto è insufficiente, ed i numeri lo dimostrano.

Chi ha firmato lo ha giudicato diversamente.

Per il SIAM c’era il tempo e la necessità di proseguire il confronto e rivendicare maggiori risorse, garanzie più solide e una parte normativa realmente innovativa.

Per chi ha firmato questo contratto va bene.

NON SOLO RISORSE: SIAMO INDIETRO ANCHE SUI DIRITTI

Il problema non riguarda esclusivamente la componente economica.
Il confronto con gli altri rinnovi pubblici dimostra che il personale militare è rimasto indietro anche dal punto di vista normativo. Mentre altrove vengono introdotte nuove tutele, strumenti di conciliazione e riconoscimenti professionali, nel nostro comparto molte problematiche strutturali sono rimaste ancora una volta fuori dal contratto. Basti richiamare alcune disposizioni contenute nel nuovo contratto della Sanità:
articolo 23, che disciplina lo svolgimento e la retribuzione delle mansioni superiori;
articolo 34, che rafforza il patrocinio legale e le tutele in favore del personale vittima di aggressioni;
articolo 44, che disciplina il lavoro agile e individua specifiche priorità legate alla salute, alla disabilità e alla genitorialità.
Non intendiamo mettere in contrapposizione categorie di lavoratori che svolgono tutte funzioni essenziali per il Paese.
Questi esempi servono, però, a dimostrare quanto il personale militare sia rimasto distante dalle tutele ormai riconosciute in altri settori pubblici.


Anche nelle Forze Armate esistono incarichi superiori svolti senza un adeguato riconoscimento economico, procedimenti legali conseguenti al servizio, esigenze familiari e attività amministrative o tecniche compatibili con forme più moderne di organizzazione del lavoro.
Eppure, su questi temi il contratto appena firmato, grazie allo “stop anticipato" non solo non ha introdotto ma non ha previsto nessuna possibilità di risposte organiche, uniformi e immediatamente esigibili.

LA SPECIFICITÀ NON PUÒ SIGNIFICARE MENO DIRITTI

Troppo spesso la particolarità dell’ordinamento militare viene utilizzata per giustificarel’assenza di strumenti e diritti già riconosciuti agli altri dipendenti pubblici.
Noi riteniamo, al contrario, che la specificità debba tradursi in maggiori tutele, maggiori risorse e migliori condizioni di lavoro, proprio in considerazione dei vincoli, delle responsabilità, della disponibilità permanente e delle limitazioni che caratterizzano lo status militare.
Il contratto avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per ridurre questa distanza. Le organizzazioni firmatarie hanno invece accettato un accordo che non solo non finanzia adeguatamente la specificità, ma non colma neppure il ritardo normativo accumulato negli anni.

CHI HA FIRMATO DEVE ASSUMERSENE LA RESPONSABILITÀ

Il SIAM ha scelto di non firmare perché non potevamo attribuire un giudizio positivo a un accordo economicamente debole e normativamente insufficiente.
Abbiamo chiesto risorse aggiuntive certe, il riconoscimento concreto della specificità, risposte sulla previdenza, sulle indennità operative, sulla tutela legale, sulla conciliazione familiare e sulle responsabilità assunte dal personale. 

Le sigle firmatarie hanno scelto una strada diversa. Hanno deciso di chiudere la trattativa e hanno affidato le principali rivendicazioni a impegni futuri, qualora possibili, sottoscrivendo un contratto che lascia il personale militare ancora indietro rispetto agli altri lavoratori pubblici.

Oggi chi ha firmato sta affannosamente cercando di spiegare al personale la decisione di chiudere in fretta e firmare, omettendo di dire che esistevano ancora margini per continuare a trattare. Una trattativa che forse non avrebbe migliorato il contratto firmato, ma questo, grazie alle sigle firmatarie non potremo mai più saperlo.
Noi non abbiamo firmato promesse ma abbiamo mantenuto un impegno. L’ impegno di difendere fino in fondo la dignità, i diritti e il potere d’acquisto delle donne e degli uomini dell’Aeronautica Militare.


IL POTERE DI CAMBIARE LE COSE È NELLE TUE MANI.

Firmare un contratto debole e frettoloso non è stato un successo, ma un danno concreto che peserà sulle tasche e sui diritti delle donne e degli uomini dell'Aeronautica per i prossimi tre anni.

Chi ha firmato ha scelto di arrendersi, lasciandoti indietro rispetto a tutti gli altri lavoratori dello Stato.

Il SIAM non abbassa la testa, e non firma sulla fiducia.
La nostra forza risiede nella coerenza delle nostre azioni e nei numeri di chi sceglie di non farsi rappresentare al ribasso.
👉 Non delegare il tuo futuro a chi svende il tuo lavoro: unisciti alla nostra battaglia, ISCRIVITI OGGI AL SIAM!