SMART WORKING, IL SIAM FA CHIAREZZA

Il SIAM accoglie con soddisfazione l’ultima circolare emanata dalla Direzione Generale per il Personale Militare in materia di misure straordinarie in materia di lavoro agile, di assenza e di esenzione dal servizio, connesse con l’emergenza COVID-19 andando a recepire e confermare quanto il SIAM richiedeva a gran voce nei giorni scorsi attraverso lettere indirizzate ai vertici militari e politici.
*Lavoro agile (smart working)*
Con la circolare in questione (SCARICA LA CIRCOLARE) è stato chiarito che il lavoro agile costituisce la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa quindi prioritaria. Pertanto la presenza fisica sul posto di lavoro è limitata per assicurare esclusivamente le attività ritenute indifferibili e che richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro, anche in ragione della gestione dell’emergenza in atto e per limitare in assoluto assembramenti.
Il lavoro agile può essere svolto da tutto il personale, incluso quello militare in servizio permanente e tutte le categorie del personale in servizio temporaneo, trattenuto e richiamato, il quale pertanto, espleta lo smart working al di fuori dell’abituale sede di lavoro, come previsto dal contratto per lo svolgimento del lavoro agile, e presso il proprio domicilio o altro luogo da comunicare, a differenza di quanto sta accadendo in diversi enti dove i Comandanti stanno imponendo sedi di espletamento dello smart working con limiti chilometrici dal reparto, o peggio negli alloggi ASC nella stessa sede di servizio, assolutamente non previsti dalla normativa.
Sempre in riferimento a questa tipologia di impiego evidenziamo il passaggio nel quale si chiarisce che tutto il personale militare, è tenuto a permanere presso il proprio domicilio preventivamente dichiarato all’amministrazione, secondo le modalità e nel rispetto delle norme emergenziali vigenti, al fine di tutelare la salute pubblica e la propria incolumità, necessaria allo svolgimento dell’attività istituzionale rispondendo implicitamente ai Comandanti di quei reparti dove l’attività di lavoro agile è permessa a condizione che l’interessato svolga attività di volontariato presso la Croce Rossa o la Protezione Civile, esponendolo in tal modo al concreto rischio di essere contagiato e non poter essere utilizzato dalla propria amministrazione quando ritenuto necessario.
Viene chiarito inoltre che, per quello che riguarda il personale che deve operare fisicamente presso la propria sede di servizio, il Comandante/Responsabile dell’Ente/Reparto, assicura la rotazione mediante turnazione del personale per giornate intere al fine di contemperare le prioritarie esigenze di tutela della salute pubblica con lo svolgimento dei compiti istituzionali. Condizione, questa,  che esclude la possibilità di articolare i turni di servizio in fasce inferiori alle 24 ore, come invece accade in molti reparti dove sono ancora previsti turni di 12 ed anche di 8 ore così come il SIAM ha fin dal principio sostenuto.
*Dispensa dal servizio ai fini precauzionali* 
La medesima circolare chiarisce inequivocabilmente che laddove non sia possibile ricorrere alle forme di lavoro agile, quindi in subordine ad esso, al fine di limitare le presenze in servizio sul luogo di lavoro, il Comandante di Corpo può dispensare temporaneamente dalla presenza in servizio il personale militare, anche ai soli fini precauzionali in relazione all’esposizione al rischio. Solo ed esclusivamente qualora tali misure (smart working e dispensa dal servizio ) fossero inattuabili, si può ricorrere alle altre forme già previste dall’ordinamento militare come licenze, benefici, ecc. A tal proposito è bene sottolineare come nel testo della circolare della DGPM, al punto 3, comma 2 è opportunamente utilizzato il termine “consentire l’utilizzo degli istituti propri dell’ordinamento” in riferimento a licenze, benefici ecc., chiarendo in maniera implicita che le licenze e qualsivoglia beneficio sono istanze di parte dell’interessato che non possono assolutamente essere imposte come invece sta accadendo in alcuni reparti. Infatti certi Comandanti stanno mettendo in atto azioni e pressioni nei confronti del personale tese a costringerlo a consumare indebitamente la propria licenza ordinaria o le ore di recupero accumulate per esigenze di servizio e non certo personali. Queste ultime non solo non vengono mandate in pagamento ma il cui recupero si pretende di imporre sempre per esigenze di servizio dimenticando, però,  che sia la licenza ordinaria che il recupero delle ore di straordinario non pagato rientrano nel diritto soggettivo del titolare allo scopo di godere di un adeguato periodo di recupero psicofisico e comunque non sono nella potestà dei superiori gerarchici.
Alla luce della nuova circolare della DGPM e dall’analisi effettuata dallo staff del SIAM, riteniamo che i Comandanti abbiano tutti gli strumenti utili per gestire le assenze del proprio personale. Ulteriori azioni vessatorie nei confronti dei colleghi saranno la dimostrazione di una volontà persecutoria ingiustificata che non potrà che esporli ad azioni legali per la tutela dei diritti da essi stessi arbitrariamente calpestati.

 

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