I NEMICI DEI DIRITTI DEI MILITARI

di Paolo Melis
L’ultima audizione della Commissione Difesa in tema di libertà sindacali è stata estremamente istruttiva. In particolar modo riguardo l’indirizzo che alcuni gruppi politici stanno sostenendo relativamente ai diritti e le tutele del personale militare. Protagonista è stato l’ex Ministro Flick che, quale Presidente emerito della Corte Costituzionali e membro della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sotto il governo D’Alema, lasciavano ben sperare, circa un’analisi autorevole del tema. Invece, con un certo stupore, abbiamo assistito ad una riedizione del contributo dato da tutti i Capi di Stato Maggiore, dei quali ha ricalcato pedissequamente le orme, giusto con una spolverata di quel tanto di giurisprudenza, appena necessaria a confondere le acque.
Evidentemente più che l’esperienza pregressa in materia di diritti umani hanno prevalso i suoi trascorsi da consulente dell’Amministrazione Difesa. In effetti qualche dubbio doveva venire, dato che i promotori di questa audizione sono stati gli esponenti della Lega, gruppo politico che più strenuamente ha operato per limitare i diritti sindacali del personale militare. Come sono lontani i tempi in cui nel 1998 la Lega sfiduciava Flick per non aver preso adeguate misure per impedire la latitanza di Licio Gelli.
Così abbiamo sentito il Professor Flick confondere la scelta della professione di militare con la vocazione religiosa che spinge a prendere i voti e giurare sottomissione e fedeltà eterna. Sacerdos in aeternum. Probabilmente la sua formazione cattolica deve averlo indotto a dimenticare che, il dettato che prevedeva che l’obbedienza militare fosse cieca ed assoluta è stato sostituito da oltre quarant’anni con una formulazione che prevede un’obbedienza pronta rispettosa e leale. In grado discernere da un ordine lecito da uno illecito.
Vero è che, l’ex Ministro ha più volte ribadito la sua ignoranza su molti dei temi specifici trattati. Peccato che ciò non lo abbia in alcun modo frenato dall’esprimere dei pareri a riguardo. Anzi con gran forza ha avallato ogni singola posizione riportata dal disegno di legge in discussione in Commissione Difesa e che tante critiche ha sollevato. Probabilmente si è trattato di un estremo tentativo, dettagliatamente preordinato, di condizionare i parlamentari alla vigilia della presentazione degli emendamenti e della votazione che varerà il testo da inviare alla Camera. Testimonianza ne sono stati gli interventi di plauso smodato da parte di Lega, Fratelli di Italia e Forza Italia.
Ormai il tempo per nascondersi dietro le vane promesse è scaduto. Ciascun membro della commissione dovrà prendersi la responsabilità personale delle proprie scelte. Movimento Cinque Stelle, Partito Democratico e LEU, hanno i numeri per approvare il testo. La ricerca della condivisione ampia dietro la quale si sono spesso trincerati, cessa di aver ragione nello stesso nel momento in cui questa soluzione porta alla negazione dei diritti umani. Così come previsti dalla Carta Europea dei Diritti dell’Uomo che il nostro paese è tenuto a rispettare.

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