Scarpe bucate, divise consunte, alloggi fatiscenti. Per la Difesa va bene tutto tranne i tatuaggi.

Quando abbiamo letto il comma 1 dell’articolo 1 della bozza dei correttivi del riordino approdato di recente in Commissione Difesa per il previsto parere parlamentare, abbiamo pensato che finalmente i vertici militari avessero deciso di affrontare il problema del decoro dell’uniforme o della dignità
della condizione del militare.

Già immaginavamo che i colleghi inviati in missione finalmente potessero beneficiare di alloggi degni, non del loro status, ma di una persona qualunque. Finalmente, abbiamo immaginato che avremmo potuto avere una dotazione di vestiario adeguata, che evitasse di dover mettere mano al nostro portafoglio per sopperire alla latitanza dell’amministrazione.
Ci rallegravamo perché il proseguio del testo di legge, coerentemente, avrebbe saputo riconoscere la dignità di tanti militari, umiliati da venti anni di riordini.

Invece scopriamo che l’unica preoccupazione dell’amministrazione sono i tatuaggi, non gli alloggi fatiscenti, le divise consunte, le scarpe bucate, gli anni di dedizione e devozione regolarmente calpestati in ogni nuovo provvedimento normativo.
Il vero riordino di cui probabilmente avremmo bisogno è quello del Vertice militare che dimostra sempre più di essere scollato dalla realtà che amministra.
Perché il decoro e la dignità, più che essere caratteristica intrinseca di ogni militare, deve esserlo innanzitutto dell’istituzione stessa di cui essi sono parte.

Lascia un commento