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SALVINI STAI CON I MILITARI O CON I GENERALI?

Commissione Difesa prosegue la discussione in materia di sindacati militari.

Come prevedibile la presentazione degli emendamenti e la loro relativa discussione ha smascherato chi si professava amico dei militari solo a parole. Infatti dall’analisi delle modifiche presentate dai gruppi parlamentari è ben chiaro che per alcuni parlamentari c’è un’oggettiva confusione tra militari e generali.

Infatti le modifiche fin qui introdotte vanno quasi tutte nella direzione di voler disinnescare la mina sindacato all’interno dell’ordinamento militare. Basta scorrere l’elenco degli emendamenti approvati e non si può fare a meno di notare che le poche modifiche volte a migliorare il testo in senso sindacale sono proposte dal Movimento Cinque Stelle, le altre sono firmate PD e Lega e sono tutte orientate a comprimere i diritti sindacali del personale militare.

Brillano tra le altre le modifiche presentate dalla Lega, perle come la limitazione della libertà di parola ai rappresentanti sindacali concessa solo ai dirigenti nazionali e non a quelli locali e solo per parlare di tematiche connesse alla contrattazione, come se quelle fossero le uniche tematiche di cui un sindacato si occupa.

Oppure il limite del settantacinque per cento alla rappresentazione di una sola categoria in un unico sindacato, creando il paradosso che una sigla sindacale debba rifiutare l’scrizione a qualcuno per raggiunti limiti percentuale, limitando il diritto costituzionale di un singolo militare di scegliere il sindacato che meglio lo rappresenta., nonché il vincolo imposto a rappresentare almeno il tre per cento di tutte le categorie in un solo sindacato, vero e proprio regalo agli ufficiali che potranno così decretare l’agibilità o meno di una associazione aderendo o meno ad essa.

Il limite dei cinque distacchi sindacali per un singolo militare nell’arco della sua carriera, combinato con il limite di rieleggibilità serve a impedire la continuità azione ad un sindacalista anche se sta ben operando nel suo ruolo.

La possibilità di trasferire un rappresentante sindacale per incompatibilità ambientale è un’altra arma a disposizione per rimuovere un sindacalista scomodo, proprio perché sarà evidentemente incompatibile con il comandante con cui si confronta. Infine il fatto che il regolamento di attuazione affidato al Ministero della Difesa senza alcun contraddittorio con i sindacati già riconosciuti.

L’assenza di emendamenti approvati a Fratelli d’Italia e Forza Italia, dello stesso tenore di quelli della Lega alimenta il dubbio che quest’ultima stia svolgendo la funzione di vero e proprio cavallo di troia all’interno della maggioranza. Al solo scopo di veicolare le desiderata dei vertici militari, producendo di fatto un nuovo patto del nazareno ed una nuova maggioranza all’interno della Commissione Difesa, formata da Lega, PD, Forza Italia e Fratelli d’Italia, tutta tesa a negare i diritti sindacali al personale militare.

Rimangono ancora due nodi importanti da sciogliere in merito al testo in discussione, il primo è la disciplina dei distacchi sindacali, il secondo mira a definire a quale soggetto giuridico attribuire le controversie sull’attività sindacale. Al TAR come vogliono i vertici militari o al giudice del lavoro come richiedono gli stessi sindacati?

È evidente che sono due aspetti decisivi nel bilancio complessivo di questa discussione.

Se la Lega prosegue con il suo atteggiamento a difesa dei generali, la legge sarà definitivamente irricevibile, assumendosi tutta la responsabilità di aver pugnalato alle spalle i diritti dei militari.

E Salvini dovrà dare un nuovo significato alla sua frase “io sto con i militari”, adottando un più opportuno “io sto con i generali”.

COMITATO PER LA COSTITUZIONE DEL SIAM

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